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John Wesley ed il Metodismo: dottrina e prassi
La gioventù
La nascita del metodismo
Ad Oxford W. fece parte, diventandone in breve tempo il leader, del Holy Club (club santo o circolo devoto), fondato da suo fratello minore Charles e da altri studenti: essi furono soprannominati (non senza una punta di ironia) metodisti a causa del rigore metodico con il quale si impegnavano in esercizi spirituali e di autodisciplina, inclusi digiuni, astemia, letture della Bibbia e di testi devozionali come l'Imitazione di Cristo dello scrittore ascetico Tommaso di Kempis (1380-1471), frequenti accostamenti alla Comunione, opere di carità e di visita ai sofferenti. Nel 1736 W. ed il fratello, rispondendo ad un appello per un posto di pastore che convertisse gli indiani e regolasse la vita religiosa nella colonia britannica della Georgia da parte del governatore, il generale James Oglethorpe (1696-1785), si recarono oltreoceano, ma il soggiorno, di circa due anni, fu totalmente fallimentare: non solo W. non riuscì a suscitare particolare interesse negli abitanti della colonia o negli indigeni verso i suoi severi precetti religiosi, soprattutto per quanto concerne la Confessione prima della Comunione (un concetto tipico dell'Anglicanesimo High Church, cioè della corrente più vicina alle usanze cattoliche), ma fu perfino coinvolto in un'imbarazzante situazione sentimentale con una tale Sophy Hopkey, che lo convinse infine a lasciare la colonia. Essendo venuto a contatto durante il viaggio d'andata con un gruppo di Fratelli Moravi, W. al suo ritorno a Londra entrò a far parte di una loro comunità, e qui, il 24 maggio 1738, egli disse di aver provato l'esperienza del Grande Risveglio, cioè “sentii che il mio cuore era stranamente riscaldato. Io sentivo la fiducia in Cristo, lui solo, per la salvezza, e l'assicurazione che Egli avesse tolto i miei peccati, e mi avesse salvato dalla legge del peccato e della morte”. Egli allora decise di approfondire le concezioni dei fratelli moravi e si recò a Herrnhut (in Sassonia - Germania), alla loro sede centrale. Ritornato in Inghilterra nel 1739, W. incontrò un amico dei tempi di Oxford, l'evangelista George Whitefield e, poiché ad ambedue era stata proibita la predicazione nella maggioranza delle chiese anglicane, W. seguì il consiglio dell'amico, iniziando dall'aprile dello stesso anno a dedicarsi alle prediche itineranti spesso all'aperto (nei campi, nei fienili, nelle case private, nonché soventemente nel cimitero di Epworth, dove riposava suo padre, usandone il cippo sepolcrale come pulpito), ove non fosse invitato a farlo nelle chiese locali. Diffusione iniziale del metodismo Nello stesso 1739 W. tagliò i rapporti con i fratelli moravi, da lui accusati di quietismo, e fondò una società separata in Londra, la prima di una lunga serie di chiese metodiste locali: da quell'anno il metodismo si può considerare una chiesa indipendente. Nel contempo egli si mise a fondare una serie di cappelle metodiste (la prima fu a Bristol nel 1739), che egli stesso visitò con regolarità, ma dopo poco, visto il numero crescente di società e cappelle e l'impossibilità di visitarle tutte [si dice comunque che nella sua vita W. abbia viaggiato per un totale di 250.000 miglia (più di 400.000 chilometri!) a piedi e a cavallo per tutte le Isole Britanniche], W. e suo fratello decisero di stabilire il 1 maggio 1743 delle Regole Generali di tipo pratico e che tuttora sono valide come parte della Disciplina metodista. Il metodo utilizzato dai due W. e da Whitefield fu ben presto pesantemente perseguitato dal clero anglicano inglese, sotto forma di violenti sermoni anti-metodisti (i W. furono accusati di essere agenti gesuiti, mandati per sovvertire l'ordine della Chiesa d'Inghilterra), denunce presso i magistrati locali e nel 1740 fu perfino decisa l'esclusione dei metodisti dai sacramenti anglicani. Si susseguirono anche attacchi fisici contro le persone dei tre fondatori: per esempio W. fu picchiato da parte di un gruppo di esagitati nel 1743 a St. Ives, in Cornovaglia.
L'ordinazione di predicatori laici e di vescovi metodisti Dall'altra parte W. stesso, vista la scarsa adesione dei chierici anglicani alle sue idee, decise, nell'anno seguente, di autorizzare l'uso di predicatori laici, fatto che risultò vincente per la rapida diffusione dei concetti di W. I convertiti alla nuova religione furono i derelitti della società, i minatori, i contadini, il ceto povero delle città industriali e perfino il ceto medio, tutti fedeli che la chiesa anglicana aveva colpevolmente trascurato. Eppure questa rapidissima diffusione del metodismo rese necessario lo sviluppo di un sistema ecclesiastico interno e questo acuì ulteriormente la frattura con la Chiesa d'Inghilterra: benché all'inizio della sua predicazione W. fosse contrario ad ordinare pastori metodisti, verso la fine della sua vita egli si decise di farlo lui stesso, visto anche il rifiuto del vescovo di Londra ad ordinare un ministro di culto per i metodisti americani. Perciò nel 1784 W. nominò i 100 fedeli, denominati Legal Hundred (i legali cento), che avrebbero dovuto amministrare la chiesa metodista, dopo il decesso del suo fondatore, e ordinò due vescovi (o sovrintendenti) per le comunità in America, il Dr. Thomas Coke (1747-1814) e Francis Asbury (1745-1816), e uno per i metodisti inglesi, Alexander Mather (1733-1801), creando tuttavia un certo attrito con il fratello Charles, che non apprezzò il suo gesto. Eppure, durante tutta la sua vita e nonostante questi gesti clamorosi, W. non arrivò mai al punto di separare ufficialmente la sua società dalla Chiesa Anglicana, cosa che, infatti, avvenne solo nel 1795, quattro anni dopo la morte di W. Dopo una vita interamente dedicata alla sua missione, W. fece un infelice matrimonio, nel 1751, con la gelosa e bisbetica vedova Mary (detta Molly) Vazeille (1710-1781), che lo lasciò una prima volta nel 1758, e, dopo una temporanea riconciliazione, definitivamente nel 1775. Infine W. morì senza figli a Londra il 2 marzo 1791 all'età di 88 anni, lasciando un'organizzazione forte di 135.000 fedeli e di 541 predicatori itineranti.
Dottrina del metodismo Il metodismo è essenzialmente una religione pratica e non dogmatica, sebbene esista una teologia metodista, che si basa principalmente sugli scritti dei fratelli Wesley ed è riassunto nei Twenty five Articles (25 articoli), 24 dei quali vennero sviluppati da John W. per i metodisti americani come forma adattata dei 39 articoli della Chiesa d'Inghilterra. L'articolo mancante fa riferimento all'indipendenza degli Stati Uniti e venne aggiunto nel 1804. Il metodismo di tipo inglese segue invece la collezione dei primi 53 sermoni scritti da W. (in tutto sono circa 140) e le sue Notes on the New Testament (note sul Nuovo Testamento): questi documenti, sebbene non vincolanti per i metodisti americani, vengono in ogni modo da questi ultimi apprezzati e seguiti. I punti fissi del metodismo sono la salvezza per fede, estesa a tutti i fedeli (non solo ai predestinati), che possono liberamente accettare la testimonianza dello Spirito Santo. Quest'interpretazione arminiana della salvezza fu affermata da W. in diversi sermoni sulla cosiddetta “libera scelta”, dove il riformatore attaccò la predestinazione calvinista come blasfema. Questa presa di posizione raffreddò molto i rapporti di W. con Whitefield, che rimase un convinto calvinista: tuttavia, nonostante momenti di rottura, i due rimasero in ogni caso buoni amici per tutta la vita. L'altro punto originale del metodismo fu la santificazione o perfezione mediante la fede e per opera dello Spirito Santo. Il cristiano deve cercare di ottenere questa santificazione in questa vita mediante la totale liberazione dal peccato, ma questa perfezione non è assoluta, bensì perfettibile in quanto condizionato dalla condizione umana. Per quanto concerne il destino dell'Uomo, W. non sviluppò una vera e propria escatologia, ma fu comunque influenzato dai lavori dello studioso luterano pietista Johannes Albrecht Bengel (1687-1752) e dal suo complesso metodo di calcolo per la data della fine del mondo nel 1836, che il riformatore inglese accettava pienamente. Casomai caratteristico di W. è la visione positiva che egli aveva degli eventi escatologici: egli non utilizzò mai nei suoi sermoni gli aspetti terrificanti (le fiamme dell'inferno o l'implacabile giudizio dei peccatori) della fine del mondo, come invece facevano spesso e volentieri i puritani. I sacramenti sono quelli riconosciuti dalle chiese protestanti: il Battesimo e l'Eucaristia. Il Battesimo non produce la grazia santificante, ma rinforza la fede, mentre, per quanto concerne l'Eucaristia, o Cena del Signore, i metodisti non credono alla transustanziazione cattolica, né alla consustanziazione luterana (reale e sostanziale presenza del corpo e sangue di Cristo nel pane e vino), ma hanno un pensiero che assomiglia di più al simbolismo zwingliano (la Cena del Signore è solo una solenne commemorazione della morte di Cristo, la sua presenza spirituale). I metodisti sono astemi, osservano strettamente la santificazione del Giorno del Signore e hanno delle feste dedicate all'amore e alla fratellanza, simili a quelle organizzate dai fratelli moravi, che, a loro volta, s'ispiravano alle agapi dell'inizio del Cristianesimo. Dopo aver mangiato un pasto frugale, vengono intavolati discorsi su temi religiosi, con particolare riferimento alle esperienze personali. Gerarchicamente si nominano dei vescovi, che però vanno intesi solo come superiori dal punto di vista amministrativo, e non come superiori religiosi delle altre due categorie: gli anziani e i diaconi (quest'ultima categoria non esiste nel metodismo inglese).
Il metodismo oggi Dopo ripetute scissioni e scismi, oggigiorno la maggioranza dei metodisti americani è stata riunita sotto la denominazione di United Methodist Church (UMC) (Chiesa unita metodista) (siti ufficiali: http://www.unitedmethodist.org e http://www.umc.org ) formatasi nel 1968 dalla fusione delle Methodist Church, Evangelical Church e Church of the United Brethen in Christ e che conta, a livello mondiale, più di 11 milioni di membri. In Stati Uniti l'UMC è la terza confessione religiosa più numerosa (dopo i cattolici e i battisti del sud) con circa 8.300.000 fedeli ed è la maggiore confessione religiosa non cattolica nel New England, in una larga fascia di stati americani del nord industriale e in diversi stati del Midwest. Ben cinque presidenti degli Stati Uniti erano di religione metodista: James Knox Polk, Ulysses S. Grant, Rutherford B. Hayes, William McKinley e George W. Bush, sebbene i primi due, originariamente presbiteriani, si convertirono solo successivamente al metodismo. In Inghilterra, invece, la maggiore denominazione è la Methodist Church, fondata nel 1932 (sito ufficiale: http://www.methodist.org.uk ). Le due maggiori denominazioni collaborano comunque con le altre principali chiese metodiste nella World Methodist Council (Concilio mondiale metodista) (sito ufficiale: http://www.worldmethodist.org/wmc.htm) che riunisce circa 20.000.000 di membri a livello mondiale ed organizza ogni cinque anni la World Methodist Conference (Conferenza mondiale metodista). Tuttavia questa è solo una parte della galassia metodista, che si stima ammonti a circa 50.000.000 fedeli a livello mondiale, e che comprende, per esempio, anche tutte le corpose chiese metodiste dei fedeli afro-americani, come la African Methodist Episcopal Church (sito ufficiale: http://www.amecnet.org/), la African Methodist Episcopal Zion Church (sito ufficiale: http://www.theamezionchurch.org/ ) e la Christian Methodist Episcopal Church (sito ufficiale: http://www.c-m-e.org/).
Il metodismo in Italia In Italia il metodismo approdò intorno al 1860 con i primi missionari e nel 1870 fu fondata la Chiesa Evangelista Metodista in Italia (wesleyano di ispirazione inglese), mentre nel 1874 fu creata a Bologna la Chiesa Metodista Episcopale d'Italia (fondata dal pastore americano Leroy Monroe Vernon), nata dalla collaborazione con le chiese valdesi e con la Chiesa Cristiana Libera. Quest'ultima, sotto la guida del pastore metodista wesleyano ed ex-garibaldino calabrese Saverio Fera (1850-1915) (Fera era anche membro del Supremo Concilio Massonico, e promosse, nel 1908, la scissione interna della massoneria italiana, con la creazione del cosiddetto gruppo di Piazza del Gesù), cambiò nel 1890 la propria denominazione in Chiesa Evangelica Italiana, ma in seguito entrò in crisi per mancanza di fondi: i fedeli decisero quindi di confluire nelle due chiese metodiste italiane, sopra descritte. Superato, non senza traumi, il periodo fascista, i due rami del metodismo italiano si fusero nel 1946 nella Chiesa Metodista d'Italia. Infine quest'ultima, pur mantenendo la propria identità, organizzazione e autonomia finanziaria, decise nel 1979 di convergere con la Chiesa Valdese nell'Unione delle Chiese Valdese e Metodista (sito ufficiale: http://www.chiesavaldese.org/). In Italia la penetrazione del Metodismo, anche se presentatosi per primo tra le missioni agganciate a Stati la cui libertà era ormai di antica tradizione, fu tardiva. Se ne ha notizia fin dal 1816 quando un mercante metodista inglese con la copertura dell'acquisto di cappelli di paglia a Firenze, finì nelle maglie della polizia locale per aver distribuito clandestinamente delle Bibbie; e un altro colportore (distributore di Bibbie per conto di chiese protestanti) clandestino, spintosi non si sa con quali mezzi e con quanto coraggio fino a Roma, tornando in patria aveva prospettato alla Società Missionaria wesleyana la possibilità di un lavoro evangelistico proprio in quella città! Ma solo nel 1852 con la venuta in Italia dell'ex seminarista di Ivrea Benedetto Lissolo, convertitosi in Inghilterra alla Chiesa Wesleyana, comparvero i primi missionari, e solo una decina di anni dopo il Metodismo cominciò ad avere qualche pallido rilievo. Fondatore riconosciuto del Metodismo in Italia fu il giovane pastore Heary James Piggott (1831-1917) che dal 1861 dedicò l'intera sua vita a quest'opera. Stabilitosi in un primo tempo ad Ivrea, passò poi a Milano dove fondò un Istituto per ragazze, e da dove estese l'opera in Lombardia e in Emilia. Stabilitosi poi a Padova estese l'opera nel Veneto per scendere poi a Firenze e a La Spezia. Nel 1868 le statistiche presentate alla prima Conferenza di quella che sarà la Chiesa Evangelica Metodista d'Italia furono: 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi distruzione scolastica. L'unità d'Italia fu la grande occasione attesa da tutto l'evangelismo. Nel 1873 la Società missionaria episcopale di New York inviò in Italia il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che si stabilì prima a Modena e poi a Bologna da dove estese l'opera in tutta la penisola. Piggott e Vernon si accordarono quindi perché i due rami del Metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali. Nel 1946, poi, i due rami si fusero da noi in un unico corpo: la "Chiesa Evangelica Metodista d'Italia". Passati i tempi particolarmente sfavorevoli, nel trentennio a cavallo del secolo l'impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di Circoli culturali, di giornali e, soprattutto, nell'assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto. Ad esempio: prima del 1868 a Padova accanto alla chiesa è fiorente un Istituto con scuola elementare mista, scuola superiore e una scuola tecnica. Nel 1892 ad Omegna fu iniziata un'opera di sostegno per gli operai della filanda locale; ne nacque in seguito la chiesa di Omegna. Dal 1898 al 1906 a Iselle, per gli operai impegnati nel traforo della galleria del Sempione, e per le loro famiglie, furono organizzati: un asilo infantile, una scuola elementare con pasto meridiano gratuito, una sala di riunione e corsi serali di istruzione per adulti. Ne nacque in seguito la chiesa di Domodossola. Dal 1901 al 1903 a Milano, per gli operai provenienti dall'entroterra della regione e per quelli immigrati dal Sud, in occasione della elettrificazione dei trasporti urbani, fu istituito un servizio di promozione sociale e fu iniziata un'opera di evangelizzazione. Ne nacque in seguito la seconda chiesa metodista di Milano. Nel 1903 a Salerno fu attuato un progetto di assistenza e di aiuto per gli operai delle vicine filande. Ne nacque in seguito la chiesa di Salerno. Nel 1907 a Eboli sorse una organizzazione a sostegno materiale e spirituale della classe contadina locale. Dal 1906 al 1910 il medesimo aiuto fu portato nel vicentino e nel novarese alle locali comunità contadine, e a Montorfano agli scalpellini delle locali cave di granito. Nacquero così tre piccole chiese. Le chiese metodiste con le loro attività sociali ed assistenziali oggi esistenti in Italia sono il frutto e la prosecuzione di quest'opera iniziata quasi 150 anni fa, e l'attuale presenza metodista nel nostro paese può essere così quantificata:
L'integrazione nel 1979 delle chiese metodiste in Italia con le chiese valdesi non ne ha modificato i lineamenti dottrinali. Parte di questo testo è opera copyright di Douglas Swannie, dal "Dizionario di eresie, eretici, dissidenti religiosi, confessioni cristiane non cattoliche, nuovi movimenti religiosi di ispirazione cristiana"
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