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SINODO 2010

I saluti degli ospiti stranieri provenienti dall’Europa, dall’Africa e dalle Americhe

PICCOLA CHIESA, ORIZZONTE AMPIO

Anche quest’anno il Sinodo è stato arricchito dagli interventi di numerosi ospiti che hanno parlato di missione, fede e impegno per la giustizia, multiculturalità, benedizioni...

di Luca Maria Negro

gli ospiti del sinodoAnche quest’anno il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha accolto numerosi ospiti stranieri: 35 persone in rappresentanza di chiese e istituzioni di otto paesi e tre continenti. Gli ospiti hanno potuto seguire i lavori del Sinodo grazie a un servizio di traduzione simultanea, hanno visitato alcuni luoghi storici delle valli valdesi e hanno partecipato a un incontro conviviale nella Sala polivalente della chiesa di Villar Pellice. Riportiamo di seguito stralci dei saluti di alcuni ospiti stranieri al Sinodo.

Il pastore Célestin Kiki, segretario generale della Cevaa – Comunità di chiese in missione, ha evocato le principali tematiche di cui siCélestin Kiki occupa questa comunità di chiese d’Europa (compresi i valdesi e metodisti italiani), Africa, Oceania e America Latina: immigrazione, pace, dialogo interreligioso e Aids. La prossima Assemblea generale della Cevaa avrà luogo in Gabon dal 19 al 26 ottobre 2010 sul tema «Come cantare per il Signore in un Paese straniero?» (Salmo 137, 4). «L’immigrazione – ha detto il pastore Kiki – pone dei problemi complessi circa il rispetto delle persone e della dignità umana. È una questione teologica».

La pastora Carol. M. Bechtel, della Chiesa riformata in America (Reformed Church in America) ha affermato uno degli elementi comuni tra riformati americani e valdesi e metodisti italiani, «il nostro impegno nell’esprimere la nostra gratitudine per la grazia di Dio lavorando per la giustizia nel mondo». A questo proposito ha illustrato una decisione recente della sua chiesa, ovvero «l’adozione ufficiale, nel giugno scorso, della Confessione di fede di Belhar (Sudafrica, 1982). «Nell’ultima parte del XX secolo – ha spiegato la pastora Bechtel – la chiesa e la società in Sudafrica erano lacerate da terribili conflitti interni, ingiustizie, razzismo e povertà. Carol BechtelDa questo crogiolo di sofferenze nacque la Confessione di Belhar, un modello dottrinale radicato biblicamente che poneva in risalto la giustizia, l’unità e la riconciliazione. Come le confessioni riformate che la precedettero, la Confessione di Belhar, nata in un contesto specifico, è diventata un dono per cristiani in altre parti del mondo – una testimonianza per tutte le creature di Dio, poiché, come sappiamo, il Sudafrica non è il solo a doversi fronteggiare con il conflitto, l’ingiustizia, il razzismo, la povertà e l’oppressione dei più deboli.».

Il pastore Brad Lewis, rappresentante della American Waldensian Society (Aws), ha ricordato che da più di cento anni l’Aws sostiene il lavoro della Chiesa valdese in Italia e in America del Sud. «L’anno scorso abbiamo deciso di impegnarci a inviare ogni anno 30.000 dollari per sostenere il vostro lavoro "multi-razziale". Apprezziamo i vostri tentativi volti a costruire rapporti con fratelli e sorelle protestanti dall’Africa e da altre parti del mondo in una situazione di sempre maggiore ostilità e paura nei confronti degli immigrati nel mondo occidentale». Il progetto «Essere chiesa insieme», ha detto, è una valida risposta alla crescente xenofobia che a volte, ha detto, «è puro razzismo».

Carl Hecker, sovrintendente del distretto di Heidelberg della Chiesa metodista in Germania, ha portato il saluto della vescova metodista tedesca Rosemarie Wenner, e ha parlato del progetto missionario dei metodisti tedeschi. Uno degli elementi fondamentali per tornare a essere comunità in crescita, ha detto, è quello di praticare «ospitalità assoluta», il che significa che «i cristiani possono incontrare altre persone così come Dio le ha incontrate in Gesù Cristo: a braccia aperte, a cuore aperto, con gli occhi dell’amore. Una comunità che sperimenta l’ospitalità assoluta non pensa e pianifica per sé ma sa farsi accompagnare nella sua progettualità da altri che ancora non appartengono alla comunità».

Ulrich MoellerL’Oberkirchenrat (letteralmente: consigliere ecclesiastico superiore) Ulrich Möller, della Chiesa evangelica della Westfalia, ha ringraziato il Sinodo e la Tavola valdese per il contributo otto per mille al progetto in Sud Africa e Namibia «Chiesa ed economia uniti contro l’Aids», in cui sono coinvolte alcune chiese evangeliche regionali tedesche, e ha accennato a tre temi di attualità: la riscoperta del messaggio di Calvino grazie al quinto centenario della nascita (1509-2009); le domande che sorgono dalla globalizzazione: «Come possiamo, di fronte alla crisi climatica e al crescente divario a livello planetario tra i ricchi e i poveri, far sì che la concorrenza dell’economia di mercato venga orientata ecologicamente e socialmente?». Infine Möller ha accennato alla benedizione delle coppie omosessuali: «La questione dell’omosessualità – ha detto – si configura per molti come uno dei tanti ambiti considerati tabù ai quali guardare con paura. Sono convinto che per alcuni aspetti la discussione sull’omosessualità nelle nostre chiese è comparabile con i dibattiti precedenti sull’abolizione della schiavitù o sull’ordinazione delle donne. Potrebbe durare ancora a lungo, ma il nostro compito come chiesa è quello di contribuire a far sì che un giorno tutte le persone possano essere accettate naturalmente, così come Gesù le ha accettate».

Laurent SchlumbergerAnche Andreas Hess, dell’agenzia protestante svizzera Heks-Eper, ha sottolineato l’importanza delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, che le chiese riformate svizzere hanno varato già da alcuni anni. «Quando benediciamo una coppia – ha detto – non benediciamo la loro eterosessualità o la loro omosessualità: invochiamo la benedizione di Dio su persone in carne e ossa e sulla loro relazione d’amore».
Il presidente della Chiesa riformata di Francia, Laurent Schlumberger ha parlato del processo di unione con la Chiesa luterana di Francia, che sarà compiuto nel 2013. «Bisogna dinamizzare la chiesa sulla propria vocazione», ha detto. «La chiesa è il frutto della Parola e dell’ascolto. Ascoltare Dio non significa ascoltare un popolo, un capo, un’istituzione o se stessi: Dio parla ancora oggi e noi dobbiamo essere evangelizzati, come i dodici apostoli furono mescolati con il popolo che ascoltava Gesù. Il tema del­l’ascolto deve radicarsi nel cuore della società, dove la velocità e il rumore impediscono il silenzio e l’ascolto, dove le domande spirituali sono spostate fuori dal dibattito pubblico».

Tratto da Riforma del 10 settembre 2010

 
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