Il dibattito sull’utilizzo dei fondi dell’otto per mille
10 MILIONI: UN AUMENTO DI RESPONSABILITA'
Il tema cruciale è stato quello dei controlli sul corretto utilizzo dei fondi. Si è discusso anche delle modalità di presentazione dei progetti e della strategia per il futuro
di Bruno Rostagno
Nel 2010 la parte dell’otto per mille versata alla Tavola valdese sulla base delle dichiarazioni del 2007 ha superato i 10 milioni di euro, che corrispondono a 357.752 firme (2,05% dei dichiaranti). Da quest’anno, in seguito alla modifica dell’Intesa attuata con la legge n. 68 del 2009, parteciperemo anche alla ripartizione delle quote non esplicitamente destinate dal contribuente. Gli effetti si vedranno nel 2013, quando le somme corrispondenti alla nuova ripartizione cominceranno a esserci versate. Se il numero di firme rimarrà costante o continuerà a salire, è prevedibile che i proventi avranno un forte incremento. Qualcuno ipotizza addirittura un raddoppio del gettito attuale: 20 milioni invece di 10. Ovviamente questo non significherà la cuccagna, ma piuttosto un aumento di responsabilità: più progetti da esaminare, più controlli da effettuare, ma anche una ridefinizione delle priorità in base alle quali approvare i finanziamenti.
Aiutare non può essere il solo criterio. Lucien Aka Kouame, deputato di Palermo, mette in guardia contro l’uso distorto che, in un continente come l’Africa, viene fatto dalle multinazionali anche dei finanziamenti che pervengono alle chiese. Chi dice che l’Africa è un continente povero è un bugiardo, dice Kouame, che proviene dalla Costa d’Avorio: è un continente pieno di risorse, che vengono però sfruttate a danno degli africani. Occorre dunque tenere gli occhi bene aperti e avere la garanzia che i contributi vadano effettivamente a favore della popolazione. È esattamente la direzione verso cui si sta operando, prova ne sia l’incarico affidato dalla Tavola al pastore togolese Frank Adubra di controllare l’esecuzione dei progetti nel continente africano che non siano già sotto il controllo della Cevaa o di altri organismi ecumenici.
Quello dei controlli è dunque un tema cruciale, ma non è il solo. Nel dibattito sinodale emerge anche una tendenza a ridiscutere le «Linee guida» approvate dal Sinodo 1996. La direttiva attualmente seguita è di utilizzare l’intero gettito per finanziare progetti aventi validità annuale. Ma le nostre opere hanno talvolta bisogno di progettare per periodi più lunghi; inoltre, soprattutto in un momento come l’attuale, in cui lo Stato sta fortemente riducendo gli interventi a carattere sociale, l’otto per mille rappresenta una risorsa essenziale per proseguire iniziative che altrimenti sarebbero destinate a chiudere. Alcuni interventi mettono in rilievo il carattere strutturale che i finanziamenti provenienti dall’otto per mille hanno assunto per il servizio svolto dalle nostre opere. Perché allora essere obbligati ogni anno a mettere a punto dei progetti? Non sarebbe più semplice prevedere una quota stabile da destinare a queste opere, ben conosciute e controllate, per il servizio che rendono alla parte più sfavorita della popolazione? È un’esigenza da prendere in considerazione, anche se si può obiettare, come ha fatto P. Ricca (membro della commissione Opm), che i soldi provengono dai contribuenti italiani e che questo fatto non consente trattamenti di favore. L’argomento va evidentemente approfondito.
Altre indicazioni per una strategia futura sono emerse dal dibattito. Si è proposto di affiancare maggiormente le iniziative innovative nella scuola. Altri erano del parere che vada sostenuto tutto ciò che costruisce socialità, tutto ciò che si oppone alla cultura dell’illegalità e tutto ciò che apre un futuro per i giovani. Infine, seguendo l’esempio di Milano, occorrerà fare di più per avvicinare coloro che ci destinano l’otto per mille, non solo per informare sull’uso che ne facciamo, ma anche per far conoscere le nostre posizioni, per far comprendere la nostra identità teologica.
Non c’è dubbio che l’otto per mille rappresenti una grande opportunità, ma, come ammonisce Paolo Ricca, occorre anche saper evitare il rischio che diventi talmente centrale nella vita della chiesa da assorbire troppe energie, distogliendole dal vero scopo per cui esistiamo: la predicazione di Gesù Cristo.
Tratto da Riforma del 10 settembre 2010 |