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SINODO 2010

Il candidato al ministero pastorale, Michel Charbonnier, si presenta

Il lungo cammino sulla strada di Emmaus

Un ragazzo delle valli valdesi abbandona un «Dio da comodino» per scoprire nelle relazioni il Dio che trasforma le esistenze, guarisce le ferite, difende il povero e ci rende nuove creature

Michel Charbonnier (foto Riforma)Il candidato al ministero pastorale, Michel Charbonnier, sarà consacrato al prossimo Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, dopo aver sostenuto l'«esame di fede» davanti al Corpo pastorale sabato 21 agosto. Nato nel 1978 a Savigliano (Cuneo), ha studiato teologia a Roma e Bruxelles. È stato presidente del Consiglio ecumenico giovanile europeo dal 2005 al 2008. È sposato e ha svolto il suo periodo di prova nelle chiese elvetica, metodista e valdese di Trieste.

Quindici anni fa scrivevo al Concistoro della Chiesa valdese di Luserna San Giovanni, esprimendo l’intenzione di confermare il mio battesimo. Tutto avrei potuto immaginare allora, tranne che avrei presentato un giorno la mia domanda di consacrazione di fronte al Corpo pastorale. Ero un ragazzo di famiglia valdese cresciuto in una grossa comunità delle Valli – con tutto ciò che questo, a volte, comporta: il considerare la fede come qualcosa di scontato e tendenzialmente accessorio, Dio come qualcosa a cui rivolgere un pensiero ogni tanto, ma a dosi molto piccole, prima di tornare alla vita reale. Un Dio da comodino.

È stato nelle relazioni, nello sguardo e nelle parole di tante persone, compagni e compagne di strada di un giorno o di tutta una vita, nei loro sorrisi, nelle loro lacrime, nei loro gesti, nella loro musica, che ho potuto poco a poco scorgere ed incontrare il Dio che trasforma le esistenze, che guarisce le ferite, che raddrizza le ingiustizie, che difende il povero e l’oppresso, che ci rende nuove creature. È incontrando il prossimo che ho incontrato Dio e il suo invito a seguirlo, a rendergli testimonianza con la mia vita, a parlare del suo amore infinito per questa umanità meravigliosa e confusa.

Niente folgorazioni né voci dal cielo, quindi, ma un lungo cammino sulla strada di Emmaus, per riconoscere il Signore dietro a quei tanti compagni di strada, per scoprire che quello che avevo creduto un Dio da comodino era Gesù Cristo, il Signore, vivente, e mi spingeva a cambiare la destinazione del mio viaggio, a prendere la direzione opposta a quella programmata, per andare a Gerusalemme ad annunciare l’Evangelo della resurrezione.

Sono molti i fili che si sono annodati in questi quindici anni a formare la trama di ciò che sono oggi, contribuendo alla mia formazione e alla mia crescita umana e di fede. Gli studi teologici mi hanno fatto scoprire la passione per lo studio della Parola, per la sua pratica quotidiana, e mi hanno insegnato la complessità, la delicatezza e la bellezza della teologia e del discorso teologico. Enorme è il mio debito formativo nei confronti di luoghi quali la Federazione giovanile evangelica italiana (Fgei), Agape, Adelfia, e non solo nel campo dell’animazione giovanile e per adolescenti: vi ho conosciuto la cura delle relazioni, il pensiero delle donne, la passione profonda per la chiesa mai disgiunta dalla profonda passione per il mondo. Grazie alla Fgei ho potuto fare la preziosa esperienza del lavoro nella Rete evangelica fede e omosessualità (Refo), e sempre grazie alla Fgei ho potuto iniziare il percorso che forse più di tutti ha plasmato la mia identità: quello di quasi dieci anni di lavoro dentro e per il movimento ecumenico in Europa.

È stato un grosso impegno, un lavoro quotidiano, ma, ben più di questo, una benedizione. Partendo dalla mia piccola chiesa protestante in Italia, ho potuto scoprire e conoscere profondamente le chiese cristiane d’Europa e i loro sforzi di dialogo e cooperazione. Ho potuto imparare a comprendere le dinamiche, le tensioni e la storia di questi sforzi, conoscendo, collaborando e confrontandomi con i protagonisti – organizzazioni, chiese e individui – di questo lavoro. Ho potuto situare la mia chiesa in questo contesto, scoprirvi le tracce della sua testimonianza, e acquisire uno sguardo nuovo sulla mia identità di protestante italiano. Ogni giorno ha portato con sé il suo bagaglio di sfide, e di nuove competenze ed esperienze. Parlo di benedizione perché tutto questo mi ha aperto gli occhi a una comprensione nuova del mio futuro lavoro di pastore nella mia chiesa come parte importante del lavoro per la Chiesa universale, donandomi allo stesso tempo una formazione «sul campo» che non avrei potuto trovare in alcun libro.

Questi fili, questi percorsi mi portano a rivolgere oggi la mia domanda di consacrazione. Hanno nutrito, hanno formato, hanno messo in discussione, decostruito, dato forma alla mia fede e alla mia identità. E tuttavia mi sento ancora, con gratitudine, ogni giorno, sulla strada di Emmaus: un discepolo che si impegna a parlare di Cristo al suo forestiero compagno di strada, per poi scoprire con meraviglia che era Cristo stesso a essere al suo fianco. Un discepolo che si lascia afferrare e convincere ogni giorno da Cristo a cambiare il proprio percorso prestabilito per andare ad annunciare l’Evangelo.

Tratto da Riforma del 30 luglio 2010

 
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