La discussione in materia di bioetica in prospettiva laica
NESSUNA CHIUSURA ALLA RICERCA SCIENTIFICA
dI Federica Tourn
Una chiara apertura alla ricerca scientifica sulle cellule staminali è arrivata dall’assemblea, che anche in questo campo ha voluto dare un segnale forte approvando a grande maggioranza il documento Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche, elaborato dalla Commissione bioetica della Tavola valdese nel 2009 e rimandato all’esame delle chiese dal Sinodo dello scorso anno. Il parere della Commissione – che sui temi della bioetica lavora ormai dal ’92 – è che non vadano negate in modo pregiudiziale «vie di ricerca potenzialmente fruttuose e sia necessario mantenere aperta la ricerca sulle cellule staminali embrionali accanto a quella sulle cellule staminali adulte». Sì quindi alla possibilità di utilizzare gli embrioni cosiddetti «soprannumerari», altrimenti destinati alla distruzione, nella speranza che questa strada possa portare a nuovi risultati terapeutici, anche in caso di malattie gravi.
La decisione evidenzia la prospettiva laica che ha connotato i lavori della Commissione: prudenza, quindi, come è d’obbligo in ogni impresa umana, ma anche sostegno al progresso della ricerca scientifica, sempre nella consapevolezza che la vita di un essere umano non si misura mai in termini puramente biologici ma è segnata dalla sua storia personale, dalle sue relazioni e, sempre, dalla sua capacità di scegliere liberamente.
Una posizione etica che si ripropone anche nel tentativo di dare una risposta evangelica alla sempre più diffusa domanda sulla dignità non solo della vita ma anche della morte. Un tema delicato, quello sulle «direttive anticipate per i trattamenti sanitari e di fine vita», emerso in tutta la sua drammaticità con la vicenda di Eluana Englaro. A fronte si registra un imbarazzante vuoto legislativo nel nostro Paese, a cui il Governo non ha ancora saputo mettere mano. In diverse città italiane le chiese valdesi e metodiste hanno reagito istituendo un registro dei cosiddetti testamenti biologici, dando la possibilità a chi lo desidera di consegnare le proprie volontà, nominando un fiduciario che le possa far valere in caso di bisogno.
Capofila di questa iniziativa è stata la chiesa di Milano, che dallo scorso autunno mette a disposizione anche un legale e dei testimoni per formalizzare la redazione del «testamento». Un gesto simbolico? Qualcosa di più, come spiega il pastore della chiesa di Milano, Giuseppe Platone: «Il testamento biologico scritto è importante, ha un peso in ospedale e noi vogliamo che abbia presto anche valore giuridico: in questo senso facciamo una pressione sul Parlamento perché si esprima al più presto sulle direttive di fine vita. Il nostro è un gesto di testimonianza rivolto a tutti, non soltanto agli evangelici: noi diciamo con forza che abbiamo il diritto di assumere le decisioni che riguardano la nostra vita anche quando la mente ci abbandona. È anche un’occasione di incontro con le persone per sviluppare una cultura sulla responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti del proprio corpo. La risposta della cittadinanza è stata più che incoraggiante: nel nostro archivio sono già state depositate più di 300 dichiarazioni».
Un’iniziativa di sensibilizzazione che le chiese valdesi e metodiste portano avanti in collaborazione con associazioni laiche presenti sul territorio: l’idea è di condividere le esperienze e di moltiplicare le occasioni per tenere alta l’attenzione sul tema. L’obiettivo è chiaramente arrivare a una legge che dia piena dignità alle scelte dei singoli e non lasci dubbi interpretativi, evitando così la strumentalizzazione, sempre dolorosa, di concrete vicende umane. «Dobbiamo uscire da questa situazione di vuoto legislativo – ha detto la pastora Erika Tomassone durante il dibattito sinodale – perché anche se il fiduciario potrà far valere la direttiva anticipata in caso di battaglia legale, noi certo non vogliamo che i nostri corpi diventino oggetto di investigazione in aule di tribunale».
Tratto da Riforma del 10 settembre 2010 |