Il dibattito sul centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia
UNA STORIA DA RILEGGERE E ATTUALIZZARE
Vivere le celebrazioni dello storico anniversario come occasione di testimonianza. Rilanciata la proposta di fare del 17 Febbraio una Giornata della libertà di coscienza
di Giuseppe Platone
«L’unità d’Italia non appartiene a una casta, non è merce di scambio ma patrimonio di tutti gli italiani. La stagione risorgimentale ha visto l’impegno di molti protestanti nelle battaglie di libertà e eguaglianza. Non saremo oggi, meno di ieri, appassionati e convinti sostenitori delle lotte per i diritti di tutti». Così, nella rassegna dei tanti interventi sinodali sull’anniversario del centocinquantesimo dell’unità d’Italia, si è espresso il presidente della Federazione delle chiese evangeliche, il pastore metodista Massimo Aquilante. Il dibattito ha sottolineato non solo la necessità di rileggere (anche criticamente) la storia risorgimentale – numerosissimi i riferimenti agli studi di Giorgio Spini – ma di attualizzarla. Quindi laicità, libertà, impegno rinnovato sul versante di una piena integrazione dei migranti e rinnovata solidarietà tra le diverse realtà del Paese.
È stata sottolineata anche l’idea di rilanciare l’alfabetizzazione biblica ricalcando la diffusione in Italia della Bibbia. Nel 1861 fu messa in circolazione dai protestanti la versione di Diodati del 600, rivista nel linguaggio. Da qui l’idea di far stampare, in numero limitato di copie, corredata da un apposita introduzione, quella prima Bibbia risorgimentale diffusa in tante parti della Penisola. Si è parlato anche del «secondo Risorgimento», ovvero la Resistenza al nazifascismo, e della successiva stagione costituzionale repubblicana.
È emerso chiaramente in Sinodo un rinnovato interesse per quegli anni che videro la nascita della Stato nazionale unitario che per molti protestanti doveva sfociare anche in una radicale riforma religiosa. Il dibattito ha anche ammonito a non cercare di confessionalizzare il Risorgimento. Ci vuole un approccio critico, non apologetico, una storia non mitizzata ma basata sulle fonti scritte. Si è anche notato che il 2011 dovrà essere l’inizio di un cammino decennale di rivisitazione storica e questo cammino intercetterà anche il 2017, Cinquecentesimo della Riforma protestante.
Il Sinodo è andato in controtendenza rispetto alla politica governativa, che a queste celebrazioni offre solo tagli: non per nulla eminenti personalità si sono da tempo dimesse dalla Commissione nazionale per le celebrazioni di cui facevano parte. Sicché il compito della nostra Commissione per l’anniversario dell’unità d’Italia, presieduta dal pastore valdese Emanuele Fiume, sarà tutto in salita. E lo sarà anche per la Tavola valdese, chiamata a esaminare e sostenere tutte quelle iniziative che in qualche modo sapranno intrecciare i temi risorgimentali con le urgenze dell’attuale società multiculturale. Il dibattito in aula ha fatto riferimento a iniziative già in atto (mostre, pubblicazioni, dibattiti...); altre sono già in cantiere ma occorre trovare i finanziamenti necessari.
La progettualità della Commissione per le celebrazioni nominata dalla Tavola è stata approvata con il suggerimento di collaborare con l’Associazione «31 Ottobre per la laicità della scuola». Le nostre chiese sono state invitate a farsi parte attiva nelle varie iniziative dello storico anniversario, vivendole come occasione di testimonianza di una presenza che ha dato molto alla nascita dello stato unitario. La Tavola è stata unanimemente invitata dall’Aula sinodale ad attivarsi affinché venga presentata al Parlamento la proposta, già condivisa gli anni scorsi, del 17 febbraio come «Giornata nazionale della libertà di coscienza e di religione»; occorrerà inoltre che l’esecutivo insista, nelle sedi opportune, sulla necessità che il paese finalmente adotti una legge quadro sulla libertà religiosa e che le sei Intese, approvate dal Consiglio dei ministri, non subiscano ulteriori dilazioni. Se ieri l’unità si realizzò contro l’Austria e il Papa oggi la battaglia è contro gli aspetti secessionisti di certo federalismo e le discriminazioni verso chi è diverso per non dire dell’uso strumentale della religione a fini politici.
Il motto risorgimentale del «libera chiesa in libero Stato», coniato dal teologo riformato Alexandre Vinet (1797-1847), rivive oggi nelle battaglie per la laicità dello Stato. La questione dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici dimostra come il traguardo di uno Stato veramente laico e libero da ricatti confessionali sia ancora lontano. Il 2011 potrebbe registrare una tappa d’avvicinamento. Ma non illudiamoci troppo, il clericalismo nostrano ha radici profonde e sa toccare i tasti giusti per mantenere la propria posizione dominante. L’Europa è anch’essa lontana.
Tratto da Riforma del 10 settembre 2010 |