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DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
ITALIANA,, Signor Moderatore della Tavola Valdese, Signor Presidente del Comitato Permanente dellOpera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia, venerati e cari Confratelli, care sorelle e cari fratelli in Cristo. Con questo nostro incontro rendiamo operante lIntesa sui matrimoni misti o interconfessionali, frutto maturo del primo dialogo ecumenico ufficialmente realizzato in Italia. Questo "Testo comune" è stato elaborato da unapposita Commissione nellarco dun decennio e poi approvato per la Chiesa cattolica in Italia nella XVI Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana il 21 maggio 1996 - ottenendo la prescritta recognitio della Santa Sede il 22 gennaio 1997 - e per le Chiese valdesi e metodiste dal Sinodo il 25 agosto 1996. Mentre ringraziamo la bontà che Dio che ha consentito questo passo concreto di riconciliazione, né facile né scontato, ringraziamo anche la Commissione mista che ha lavorato con serenità e profondità alla verifica delle dottrine delle due Chiese, per ritrovarvi un comune fondamento di fede, che possiamo esprimere con lespressione biblica dello "sposarsi nel Signore", proprio di due battezzati. A questo primo fatto ne è succeduto un altro non meno concreto e significativo, e cioè un passo verso una riconciliazione delle memorie, che non azzera la memoria dei fatti, la quale rimane a comune ammonimento, ma ne toglie lasprezza aprendo al perdono reciproco chiesto e concesso. Questo è avvenuto su iniziativa del Segretariato della C.E.I. per lecumenismo e il dialogo il 16 febbraio scorso, con dichiarazioni ufficiali che segnano anchesse un fatto nuovo nei rapporti tra la Chiesa cattolica in Italia e la Comunità valdese, presente tra noi da ben otto secoli, e cioè dal tempo della grande epopea francescana, rimanendo profondamente legata allEvangelo del Signore, nonostante opposizioni anche dure. Certamente lo Spirito Santo di Dio sollecita anche noi ad avanzare sulla via della riconciliazione, che intende allargarsi anche alle altre Chiese e Comunità ortodosse e protestanti in Italia, così come è già avvenuto nel felice incontro del Convegno ecclesiale di Palermo del novembre 1995, quando abbiamo potuto ascoltare con rispetto e sincera gratitudine la predicazione dei fratelli protestanti e ortodossi. Auguriamoci che da questi positivi incontri possa nascere in tutti i cristiani una migliore comprensione reciproca, un sincero e arricchente "scambio di doni", una riduzione dei pregiudizi veicolati anche da stereotipi duri a morire, una graduale convergenza pratica su termini di rilevante importanza quali la libertà religiosa, limpegno comune per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato, la stessa memoria dei Duemila anni dalla nascita di Gesù, unico nostro Salvatore. Intanto si tratterà di tradurre operativamente lIntesa, sul piano sia catechistico sia liturgico. Rimane chiaro che lIntesa riguarda soltanto i matrimoni di cattolici con valdesi e metodisti in Italia. Inoltre, la terza forma di celebrazione, quella cosiddetta "civile", per i cattolici - anche se prevista dal nuovo Direttorio per lapplicazione dei principi e delle norme sullecumenismo e dallo stesso Codice di diritto canonico in casi eccezionali - può creare disagio. Essa pertanto comporta linsegnamento, fondamentale per i cattolici soprattutto in questo tempo, che anche il consenso espresso nella forma civile riguarda una comunità di vita e di amore fedele e indissolubile, e che in forza del battesimo esso è sacramento. Quanto alleducazione del figli è comprensibile che le due parti chiedano il battesimo e una educazione religiosa dei figli nella propria Chiesa di appartenenza; ma per il bene stesso dei figli e della coppia si dovranno maturare nella preghiera e nel dialogo scelte opportune in funzione della comunione familiare, del vero bene spirituale dei figli, che non è mai quello di non educarli religiosamente, della promozione ecumenica nella loro vita religiosa. Certamente si apre un nuovo capitolo non solo nei rapporti reciproci tra le Chiese, ma anche allinterno delle singole Chiese, che vedono limpegno ecumenico balzare in primo piano in forza dellesigente preghiera di Gesù al Padre: "Fa che siano tutti una cosa sola... Così il mondo crederà che tu mi hai mandato" (Giov. 17,20). Si tratta duna grande educazione al dialogo e al rispetto nella verità e nella carità, accettandoci sin dora nelle legittime differenze e diversità di opinioni quando si tratta di opinioni e di scelte pastorali, ma sforzandoci di camminare seriamente verso lunità sulle questioni teologiche nodali, che esistono e non possono essere sottaciute, proprio per amore di verità. In questo cammino dovremo appoggiarci sulla carità e, con la carità, sulla pazienza dellattesa e dei tempi lunghi, sulla fatica della mediazione, sullumiltà dellincontro dialogico e del riconoscimento reciproco, sullazzeramento delle polemiche che acuiscono le divisioni e non portano a convergenza dintenti. Rimane sempre vero per i cattolici il monito di Giovanni Paolo II allincontro con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane a Wroclaw il 31 maggio scorso: "Ponendosi in ascolto della voce dello Spirito Santo, le Chiese e le Comunità ecclesiali si sentono chiamate instancabilmente alla ricerca di una unità sempre più profonda, non solo interiore ma anche visibile. Una unità che diventi un segno per il mondo, perché il mondo conosca e perché il mondo creda. Non si può tornare indietro nel cammino ecumenico!". Grazie, Signor Moderatore e Signor Presidente: e la bontà di Dio misericordioso benedica tutti noi e le nostre Comunità. |
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