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V CENTENARIO DELLA NASCITA DI GIOVANNI CALVINO 1509 - 2009

CALVINO IN BREVE

I processi

Non meno forte è l’opposizione che Calvino incontra in campo religioso, non solo da parte del cattolicesimo romano ma negli stessi ambienti evangelici. La dottrina della predestinazione in particolare suscita polemiche: il medico Gerolamo Bolsec, che la critica, è processato e bandito dalla città.
Grande eco ha il processo di Michele Serveto, intellettuale spagnolo di grande prestigio, le cui posizioni razionaliste suscitano scandalo nell’Europa del tempo. Evaso dalle carceri dell’Inquisizione, che lo aveva condannato a morte, si rifugia a Ginevra. Arrestato e processato, muore sul rogo nel dicembre del 1553.
Vicenda tragica la sua, di cui si vuole attribuire la responsabilità a Calvino; egli in realtà è vittima non di un tiranno spietato ma della cristianità del suo tempo. Serveto è condannato da Ginevra, il cui codice penale prevede, come quelli di tutti gli Stati allora, la pena di morte per l’ateo, e tale deve considerarsi secondo la legge del tempo, in quanto nega i dogmi fondamentali della trinità e della divinità di Cristo. Vittima dell’intolleranza, la sua morte apre un dibattito appassionato che segna una tappa sul cammino della libertà di coscienza.

Evangelo e cultura

Nel 1559, anno particolarmente difficile per i protestantesimo europeo, quando Enrico II e Filippo II si accordano per stroncare la Riforma, la Ginevra di Calvino avvia il suo progetto culturale. Riorganizzando il suo sistema scolastico fonda il Collegio (Collège) e l'Accademia (Académie), il primo per fornire ai ragazzi un'istruzione di base, corrispondente agli studi secondari attuali, la seconda per dare un insegnamento universitario nelle discipline che al tempo si consideravano essenziali.
La scelta del temine Accademia per designare il nuovo istituto, anziché quello tradizionale, "Universitas", è particolarmente significativa. Denota da un lato il superamento della cultura medievale e dall'altro una scelta di cultura moderna, di natura umanistica; Accademia è, come è noto, il termine che Platone usava per designare la sua scuola.
Il Collegio formerà la nuova generazione calvinista sotto la direzione di Teodoro di Beza. Di particolare significato il fatto che l'unico giorno festivo nella repubblica di Ginevra (non lo era neppure Natale) fosse il giorno della premiazione degli studenti del Collegio.
L'Accademia, accogliendo studenti di tutta Europa, diventò invece molto rapidamente il centro di studi europeo dove si formeranno i quadri dirigenti e i teologi della prima generazione calvinista.
La scelta della cultura come strumento essenziale per la difesa della fede cristiana nel confronto confessionale accomuna la Ginevra di Calvino e la Compagnia di Ignazio di Loyola. Mentre però quest'ultimo con la fondazione dei suoi collegi, istituti di eccezionale livello culturale, ha come finalità la formazione di una élite culturale per influenzare la politica controriformista dei governi cattolici, il progetto culturale di Calvino mira a formare un popolo evangelico consapevole della sua vocazione e della sua responsabilità.

Calvino e l'Italia

I rapporti di Calvino con l’Italia sono difficili. La sua visita a Ferrara lascia in lui un’immagine negativa della società italiana, che le polemiche successive con molti intellettuali italiano non migliorano.
Si comprende che la penisola, sotto il dominio politico della Spagna e religioso dell’Inquisizione, non fosse terreno favorevole ad una penetrazione della teologia riformata. Malgrado questa situazione storica sfavorevole le opere dei riformatori, e perciò anche quelle di Calvino, ebbero una importante diffusione anche in ambienti religiosi.
Tuttavia, l’italiano è la lingua in cui all'epoca furono tradotte il maggior numero di sue opere, anche per l'influenza che esercitava allora la comunità italiana a Ginevra. Oltre all’Istituzione ad opera del Paschali nel 1557, singolare è il caso della Pia esposizione... di Antonio Brucioli, stampata come opera sua e in realtà raccolta di testi del riformatore.
I territori in cui la riforma è stata in grado di affermarsi nella organizzazione di comunità sono relativamente pochi: quelli dove esisteva in precedenza una presenza valdese, Calabria e Piemonte, e la Valtellina, allora sotto dominio del Grigioni, in maggioranza protestante. Qui si costituì la prima chiesa riformata di lingua italiana e questo territorio divenne il luogo di rifugio per molti italiani in difficoltà con le autorità ecclesiastiche.
Su queste piccole aree di presenza riformata si scatenò molto presto la reazione della Controriforma; l'area calabrese venne distrutta nel 1561, quella piemontese riuscì a sopravvivere (fino ad oggi) grazie ad un insieme di circostanze e la presenza in Valtellina venne cancellata nel 1620 con l'operazione conosciuta come "il sacro macello".
Non meno importante fu però il nesso fra calvinismo e italiani. Molti intellettuali, spesso ecclesiastici, che dovettero emigrare per motivi religiosi, erano personalità di primissimo piano. Rifugiatisi in un primo tempo a Ginevra o in Svizzera entravano in modo diretto nel movimento calvinista e vi recarono un apporto spesso fondamentale. Uomini come Bernardino Ochino, Girolamo Zanchi, Pier Paolo Vergerio, Pier Martire Vermigli recarono un apporto fondamentale alla riflessione teologica degli anni di fine 500. Vermigli in particolare, avendo soggiornato in Inghilterra, ebbe un'influenza grandissima sul mondo puritano, superiore perfino a quella di Calvino.

 
500° anniversario della nascita di Giovanni Calvino


 

 

 

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