| V CENTENARIO DELLA NASCITA DI GIOVANNI CALVINO 1509 - 2009 |
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CALVINO IN BREVE
Ginevra: una società cristiana
Ginevra si era data nel frattempo strutture efficienti, eleggendo dei Consigli e dei sindaci. Il progetto di Calvino – realizzare una società cristiana secondo l’evangelo – è condiviso e per questo si promulga un regolamento sulla vita ecclesiastica, le Ordonnances, e si istituisce il Consistoire, per disciplinare la vita cittadina.
I magistrati e Calvino hanno però due visioni diverse. I primi, sull’esempio dei cantoni svizzeri, considerano di loro competenza anche la vita religiosa; i pastori sono infatti funzionari governativi. Per il riformatore, invece, il potere civile è sì responsabile dell’identità cristiana della città, ma la chiesa non gli è sottoposta, perché dotata di piena autonomia.
Il progetto di Calvino di fare di Ginevra una città esemplare è radicale e provoca reazioni. I ginevrini vogliono essere evangelici ma non in modo così assoluto. Stentano a lasciare la fede tradizionale, non tollerano il regime disciplinare del Concistoro.
L’afflusso di profughi provoca xenofobia; la popolazione, infatti, raddoppia in pochi anni. A questa insofferenza dà voce la borghesia che ha lottato per l’indipendenza.
Anche la Riforma attraversa una crisi profonda: Lutero è morto, l’imperatore ha sconfitto i prìncipi protestanti, il cattolicesimo romano apre il suo concilio a Trento.
Divulgatore del pensiero evangelico, organizzatore della nuova chiesa, Calvino deve assumere ora il compito di polemista: contro i decreti di Trento, i luterani disposti al compromesso con Roma, i libertini.
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Ginevra diventa una capitale
Le elezioni del 1555, con la vittoria del partito calvinista, segnano una svolta: la città si avvia a diventare quello che resterà nei secoli, la capitale di una comunità religiosa di dimensione mondiale, una Roma protestante, senza autorità ma di grande autorevolezza spirituale.
Centrale operativa dove viene programmata la seconda ondata della Riforma, che succede alla prima, luterana, e toccherà i paesi fuori dell’area germanica: Scozia, Francia, Polonia, Paesi Bassi.
Scuola di formazione dove fanno il loro apprendistato i giovani che organizzeranno le nuove chiese con forte coscienza ecclesiale nei confronti dei poteri politici e spirito innovativo.
Rifugio per gli evangelici che fuggono la repressione dei paesi cattolici e rinnoveranno l’economia locale facendone un centro tipografico di prim’ordine.
Esempio di riforma scolastica col suo Collège di studi secondari e la sua Académie universitaria affidata all’umanista Teodoro di Beza.
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Ginevra e gli italiani
Il progetto calviniano si impone a Ginevra grazie alla forte presenza di immigrati francesi e italiani, più numerosi i primi, più qualificati i secondi.
Questi ultimi costituiscono una comunità importante, che conta migliaia di fedeli; chiesa autonoma con un proprio locale di culto, un pastore, un consiglio di anziani che gestisce una borsa dei poveri.
Essi mantengono fra loro la lingua d’origine, tanto che Giovanni Diodati, professore di teologia nel Seicento, saprà ancora usarla per la sua traduzione della Bibbia, divenuta famosa.
Questi esuli sono ecclesiastici: Bernardino Ochino generale dei cappuccini, Gian Luigi Pascale martire a Roma, Scipione Lentolo; uomini di cultura: Giulio Cesare Pascali, messinese, che tradurrà l’Istituzione, il giureconsulto Matteo Gribaldi; imprenditori: le famiglie lucchesi Balbani, Diodati, Burlamacchi, Turrettini, che introducono a Ginevra l’industria tessile e l’attività bancaria e forniscono nelle generazioni successive i maggiori teologi per l’Accademia.
Patriarca della colonia è il marchese Galeazzo Caracciolo, napoletano, diplomatico alla corte di Carlo V che ha abbandonato tutto per la fede evangelica.
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