| CALVINO IN BREVE
Umanista
Calvino nasce a Noyon in Piccardia da una famiglia della piccola borghesia; compie i primi studi a Parigi e poi a Orléans e Bourges. Dottore in legge nel 1531, attratto dagli studi umanistici si trasferisce a Parigi per frequentare il Collège royal aperto da Francesco I. La sua prima opera è un commento al trattato sulla clemenza del sovrano scritto per Nerone dal filosofo Seneca.
Entra in contatto con il movimento evangelico, che si sta diffondendo influenzato dalla Riforma protestante, e ne accoglie il programma.
Compromesso da un discorso che il suo compagno Nicola Cop pronuncia nel 1533 all’università, si nasconde presso amici e alla corte di Margherita di Navarra. Ma il rafforzarsi delle sue convinzioni evangeliche e il crescere della repressione lo costringono a lasciare la Francia nell’autunno del 1534.
Rifugiato a Strasburgo passa poi a Basilea città di grande cultura per proseguire gli studi letterari. Nel 1535 collabora con il cugino Olivetano alla traduzione della Bibbia finanziata dai valdesi e ne scrive l’Introduzione. Si impone all’attenzione della cultura europea pubblicando l’Institutio Christianae Religionis, in cui presenta in forma puntuale i principi della fede evangelica. Indirizzato a Francesco I, il libro deve dimostrare al sovrano che la nuova fede risponde pienamente ai principi del cristianesimo.
Nella primavera del 1536 è per alcune settimane alla corte di Ferrara ospite della duchessa Renata di Francia, simpatizzante della Riforma. Costretto però a ritirarsi, transita da Ginevra e qui viene fermato da Guglielmo Farel che lo convince con toni appassionati a trattenersi in città.
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| Post tenebras lux Piccola repubblica, di cui era signore un vescovo imperiale, Ginevra aveva lottato a lungo contro i duchi di Savoia per la sua indipendenza. Il protestantesimo, favorito dai bernesi riformati che occupano il paese di Vaud, è un nuovo fattore di indipendenza e di libertà.
Nel giugno 1535 dopo vivaci dibattiti, protagonista Guglielmo Farel, l’assemblea popolare vota la soppressione della messa. Il vescovo, signore della città, si ritira, certo che i ginevrini sarebbero tornati alla fede tradizionale. I magistrati, invece, radicalizzano le posizioni, affidando a Farel e Calvino il compito di dare alla chiesa il suo nuovo assetto.
Le loro misure forse eccessivamente radicali suscitano però una forte reazione e dopo 10 mesi sono espulsi dalla città.
Stabilitosi a Strasburgo, Calvino vi trascorse il periodo più sereno della sua esistenza: sposato, pastore della piccola chiesa francese, insegnante all’università, poteva dedicarsi agli studi e approfondire la sua formazione teologica. Riscrisse l’Institutio, che tradotta in francese divenne il trattato di teologia evangelica per eccellenza; partecipando ai colloqui di Worms e Ratisbona, ebbe modo di conoscere tutti i teologi della sua generazione; e soprattutto, vivendo in una chiesa evangelica organizzata, maturò nuove idee. Ginevra, si è detto, è il progetto di Strasburgo realizzato.
Prevedeva anni di vita tranquilla, ma i ginevrini insistettero per il suo ritorno; lo convinse la coscienza di servire alla causa dell’evangelo.
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