Chiesa evangelica valdese - home page
sinodo dove trovarci otto per mille
Invia questa pagina Invia questa pagina
Stampa questa paginaStampa questa pagina
 
ATTUALITA': argomenti vari
 
Per la separazione tra Chiesa e Stato... in Vaticano!
di Jean-Jacques Peyronel

Sulla vicenda della rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI, sono apparsi sul settimanale Riforma diversi contributi relativi alla portata di questo gesto. Fra le reazioni più originali si segnala quella dello storico e sociologo francese, Jean Baubérot, professore emerito di Storia e sociologia della laicità presso l’Ecole pratique des Hautes Etudes di Parigi.

Un'altra reazione significativa è quella del pastore Giuseppe Platone che, nel suo testo dedicato all'anniversario dell'Editto di Milano del 313, mette in luce il complesso rapporto tra chiese e potere.

Fra le reazioni alle dimissioni di Benedetto XVI, ce n’è una originale, anche se del tutto «utopica», come riconosce il suo stesso autore: quella di Jean Baubérot sul suo ultimo blog, che propone una separazione tra Chiesa e Stato... in Vaticano! Questa, secondo lui, sarebbe «la madre di tutte le riforme».

«L’idea-forza dei giornalisti, per lo meno in Francia, – scrive – sarebbe di auspicare una Chiesa più liberale, in particolare rispetto ai costumi... La riforma fondamentale invece sarebbe la rinuncia all’ambivalenza. Il papa infatti è un capo religioso e un capo di Stato. Ha quindi una doppia funzione: spirituale e politica. Se il suo Stato è il più piccolo del mondo, ciò non toglie che esso dispone di tutte le prerogative statuali, svolge un ruolo sulla scena politica internazionale, spesso di concerto con alcuni Stati “islamici”». «Certo – precisa Baubérot – lo Stato della Città del Vaticano, creata nel 1929, è distinto dalla Santa Sede, ma la realtà è mischiata... e questa ambiguità non è senza conseguenze».

Viene allora la proposta «utopica» di separare Chiesa e Stato in Vaticano. «Sembra talmente impertinente – precisa subito il sociologo – parlare di una possibile rinuncia del papa e questo statuto di capo di Stato, che nessuno sembra osare farlo. Eppure esisteva un’altra autorità religiosa che possedeva un potere politico, il Dalai Lama. Ora, quest’ultimo ha abbandonato questa funzione nel 2011». «Continuiamo a ragionare in utopia – prosegue – la rinuncia della Santa Sede a legarsi a uno Stato potrebbe essere accompagnata da una seconda rinuncia: quella di enunciare una “morale naturale” che sarebbe valida per tutti gli umani, qualunque siano le loro convinzioni. Si tratterebbe di riconoscere che le posizioni morali adottate dalla Chiesa cattolica provengono dal modo in cui essa legge la Bibbia e articola questa lettura alla propria tradizione, e che le sue scelte etiche sono dipendenti dalle sue convinzioni teologiche».

Perché sarebbe così difficile? «Perché significherebbe l’abbandono della pretesa di essere “la Chiesa”, la “santa madre Chiesa”, quella che possiede la legittimità di guidare gli esseri umani verso le vie della salvezza? La cosa viene percepita così. Ma in realtà le cose sono più complesse. Più acclimatata alla laicità di altre, la Chiesa cattolica in Francia, per lo meno prima del modo autoritario in cui ha espresso la sua opinione nel dibattito sul “matrimonio per tutti”, insisteva sul fatto che essa enuncia delle “proposte di fede”. In altri termi ni, essa non pretende di dominare la società civile ma di inserirvisi».

«In fin dei conti – afferma Baubérot – le due rinunce di cui sto parlando sarebbero la logica conseguenza di questa affermazione. Esse costituirebbero forse una possibilità per la Chiesa cattolica di essere di nuovo udibile e quindi, come hanno suggerito gli esperti qualifi ca ti, “di entrare nel terzo millennio”. Ma certo, come direbbe Martin Luther King, si tratta di un “sogno”».

«Intanto – conclude – mi sembra doveroso da parte di coloro che si esprimono non in quanto cattolici, non assecondare la pretesa della Chiesa cattolica... di possedere una legittimità superiore a quella di tutte le altre religioni e convinzioni. Eppure, è quello che succede ogni giorno quando si parla de “la Chiesa”, come se ne esistesse una sola legittima. Questo termine sostanzialistico usato da tutti, compresi tanti laici, dimostra che non si è del tutto liberati, su un piano simbolico, dell’autorità della “santa madre”, che si è in deficit di “laicità interiore”».

Tratto da Riforma dell'1 marzo 2013

 
Cerca nei commenti:
accade nelle chiese
evangelici e società
chiese e stato
insegnamento della religione a scuola
problemi etici posti dalla scienza
argomenti vari
manifestazioni
dialoghi con paolo ricca
appunti del moderatore
ritratti
comunicati stampa

   
© 2009 Chiesa Evangelica Valdese