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  • Daniele 9,18

    di Bruno Rostagno

    «O mio Dio, inclina il tuo orecchio e ascolta! Apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni, guarda la città sulla quale è invocato il tuo nome».
    La comunità di Israele, per non abusare del nome di Dio, evita di pronunciarlo e lo sostituisce con «Signore». Questo non significa che Dio divenga evanescente. Al contrario, la manifestazione di Dio è sempre un fatto reale, che incide nella vita. L’orecchio, gli occhi, indicano la concretezza di Dio. A questi sostantivi corrispondono due verbi: «ascolta» e «guarda», due invocazioni che esprimono i due aspetti della preghiera: l’atto di chiedere conta sull’ascolto da parte di Dio.

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  • Giovanni 15, 12

    di Michel Charbonnier

    «Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi».
    All’inizio dei discorsi di commiato il comandamento dell’amore viene definito “nuovo”. In che cosa consiste la novità? Sta nell’aggiunta fatta al comandamento dell’amore del prossimo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Non più: ama il prossimo tuo come te stesso, bensì: ama il prossimo tuo come Gesù ha amato, non del tuo amore ma del suo amore. Il comandamento dell’amore non si fonda sulla nostra capacità di amare, ma sull’amore di Cristo.

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  • Matteo 18,20

    di Donato Mazzarella

    Dice Gesù: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
    Questa assicurazione di Gesù è una realtà meravigliosa ma alla quale pensiamo troppo poco. Siamo presi da tante cose, attirati da tante sollecitazioni; nella nostra vita non c'è spazio per incontrare il Signore: preghiamo poco e frettolosamente, frequentiamo poco il culto e le attività della chiesa, leggiamo poco la Bibbia. Eppure la parola di Gesù rimane valida anche per noi oggi

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  • Matteo 28,19

    di Donato Mazzarella

    «Andate, dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli»
    E’ l'ultimo comando che Gesù da ai suoi discepoli prima di lasciare questa terra e di ascendere al Padre; è pure una delle disposizioni più importanti: se l'Evangelo è giunto fino a noi è soprattutto perché i primi discepoli hanno preso sul serio questo comando e sono diventati strumenti della grazia di Dio nell'opera di evangelizzazione.

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  • Ebrei 11,8

    di Donato Mazzarella

    «Per fede Abramo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava».
    Abramo risponde positivamente alla chiamata di Dio perché in lui la fede è davvero grande: si fida di Dio che lo chiama ad una vita e ad una missione nuove e che gli promette una terra e una discendenza; è disposto a lasciarsi alle spalle il passato per seguire la voce del Signore. L’autore della Lettera agli Ebrei sottolinea questa fede di Abramo che ubbidisce a Dio contro ogni logica umana.

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